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Narciso ed Eco - Sindrome di Eco e Narcisismo



Narciso, figlio della ninfa Liriope e del dio del fiume Cefisio,

nacque con il dono di una bellezza divina, e accompagnato da una profezia

L'Oracolo Tiresia infatti rivelò che Narciso avrebbe avuto vita lunga, ma soltanto se non avesse mai conosciuto sé stesso.

Diventò un giovane dall'aspetto incantevole, ma dalla natura crudele.

Molte ninfe e fanciulle mortali s’innamorarono di lui, ma il ragazzo con superbia e indifferenza disdegnava e non ricambiava nessuna.

Viveva cacciando cervi tra i boschi dei monti

e di lui si innamorò anche Eco, la più bella tra le ninfe,

che era stata però condannata ad una pena eterna da Giunone,

La ninfa, che molto loquace, veniva chiamata per intrattenere la dea con le sue storie, spesso tenendola occupata e distraendola mentre Giove si recava sulla terra dalle proprie amanti.

E una volta scoperti i tradimenti e l'inganno, Giunone le inflisse un severo castigo:

che da quel giorno non avrebbe mai più potuto parlare come prima, ma sarebbe stata costretta a ripetere solo le parole di coloro che l’avessero interpellata.

Quando Eco vide Narciso nel bosco, si innamorò perdutamente e cercò di avvicinarsi.

Ma Narciso, sentendo ripetere dalla ninfa solo le sue parole, anche pensando che lei si stesse prendendo gioco di lui, la respinse brutalmente.

Eco disperata si ritirò allora nelle valli solitarie ai piedi di una rupe, piangendo fino a consumarsi per il proprio amore non corrisposto,

finché di lei rimase soltanto l'eco.

La spietata indifferenza di Narciso verso l’infelice Eco, che per lui era morta d’amore, suscitò l’indignazione di Nemesi, dea della giustizia, che decise di punirlo.

Nemesi discese dall’Olimpo e assunto l’aspetto di un cacciatore, si avvicinò al giovane, proponendogli di condurlo in un luogo ricco di selvaggina.

Narciso acconsentì, ed insieme giunsero in una bellissima radura circondata da alti alberi e con nel mezzo una fonte dalle acque chiare.

Nemesi lo condusse all’orlo della fonte e lo invitò a piegarsi sull’acqua,

E Fu allora che Narciso vide se stesso, portando così a compimento la profezia.

Il giovane restò incantato dalla propria immagine riflessa nello specchio d'acqua, innamorandosene perdutamente.

Ma rendendosi conto che il proprio amore non avrebbe mai potuto essere davvero ricambiato da se stesso, si lasciò morire dal dolore.

Quando le Naiadi e le Driadi arrivarono per prendere il suo corpo per portarlo sul rogo funebre, al suo posto trovarono un fiore giallo, che cresceva delicato sul ciglio dell'acqua, piegando il suo stelo quasi a volersi specchiare, al quale fu dato il nome di Narciso.

E il mito racconta anche che, quando Narciso attraversò lo Stige per entrare nell'Oltretomba, restò affacciato sulle acque del fiume per tutto il tragitto, sperando di poter ammirare ancora una volta il suo riflesso.


Il dramma che il mito porta con sé racconta dell'impossibilità per due solitudini di incontrarsi, di comunicare, relazionarsi e comprendersi,

dell'incapacità di accettare l'altro per come è realmente se non per la sua immagine idealizzata, così come dell'incapacità di dare e ricevere amore.

Eco e Narciso sono due estremi incompatibili, facce della stessa medaglia, che mai riescono a incontrarsi armonicamente.

Narciso è l'autoreferenzialismo, l'incapacità di guardare al di là di sé stesso e di provare empatia.

Eco per corrispondenza l'incapacità di concentrarsi sul proprio io e la totale dipendenza dall'altro.

Il Narcisismo è considerato a tutti gli effetti una psicopatologia, dalle conseguenze relazionali anche gravi

e le dipendenze affettive delle sindromi di cui, una interessantissima "psicolettura" al femminile, è una conferenza della dottoressa Erica Poli di qualche anno fa,

ancora accessibile e disponibile online


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